
RICOMINCIO DA QUI… Sulle tracce di una passione dimenticata. Parte 1.
Il 2025 si apre con qualcosa di inaspettato: una visita nella città di Milano con lo scopo di vedere una mostra che rappresenta la mia passione primordiale, il desiderio di indagare e scoprire. Sono cresciuta guardando telefilm di indagini poliziesche di vecchio stampo come Il tenente Colombo, La signora in giallo, Un detective in corsia, Poirot, dove le uniche armi per risolvere i casi erano la curiosità, la logica, la deduzione e un pizzico di intuito. Poi sono arrivati Law & Order e Cold Case, ma quello che più di tutti mi ha catturato è stato CSI (tutte le serie) e la relativa versione italiana Ris – Delitti Imperfetti. Ultimo in ordine cronologico, ma non per importanza, il libro Mindhunter di John Douglas che ha ispirato l’omonima serie tv su Netflix.
John Douglas diede inizio al criminal profiling, cercando di rispondere alla domanda ‘Che genere di persona può commettere una simile azione?’. Partì da una considerazione fondamentale: il comportamento riflette la personalità; di conseguenza, anche una scena del crimine può rivelare caratteristiche della persona che ha agito. Iniziò a raccogliere informazioni intervistando assassini detenuti e già condannati, approfondendo sia la loro vita personale sia i crimini commessi (cosa li avesse spinti, come scegliessero le vittime e come si rapportassero con esse). Il tutto senza mai utilizzare domande dirette o toni giudicanti, ma cercando di istaurare un rapporto in cui si sentissero liberi di esprimersi. Il suo contributo fu quello di fornire gli strumenti per tentare di comprendere la connessione tra persona e azione, con lo scopo di aiutare sia a catturare il colpevole sia prevenire comportamenti reiterati.
Sono sempre stata una persona curiosa con la voglia di scoprire e capire eventuali connessioni tra gli eventi. Divoravo tutti i telefilm: negli anni li ho visti e rivisti così tante volte che ormai credo di conoscere alcune storie a memoria, soprattutto dei più vecchi, che ancora oggi passano alla televisione. A essere sincera, non ricordo come sia iniziata questa passione – l’amore per il crimine, per le indagini – so solo che ne rimasi affascinata al punto da farne un sogno, in particolare quello di lavorare nella polizia scientifica. È il reparto chiamato ad acquisire le tracce della scena del crimine quando sono necessarie competenze specifiche in campo biologico, chimico, dattiloscopico, balistico e molto altro. La mostra a cui accennavo nelle prime righe, allestita presso il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano e intitolata La verità nelle tracce: 120 anni di polizia scientifica, propone un excursus storico esponendo tutti i progressi compiuti e le tecniche sempre più innovative utilizzate nel corso del tempo.
Dal sogno sono passata a un percorso di studi diverso ma affine: Criminologia. Purtroppo, nonostante la passione, non sono riuscita a farne il mio lavoro. Ho sempre attribuito la colpa all’ambiente troppo difficile, ma la realtà è che la responsabilità è stata la mia. Non ho voluto tentare i concorsi delle forze armate perché avevo paura dell’utilizzo delle armi; non mi sono mai vista in prima linea (sul campo) nella lotta contro il crimine. Ero più interessata al dietro le quinte: trovare spiegazioni, comprendere i perché e il come di un evento. Cosa porta una persona a commettere crimini così efferati? E, di conseguenza, come si è svolto l’atto omicidiario? Non sapevo come muovermi, ma soprattutto pensavo di non essere all’altezza e quindi la paura di fallire dilagava e mi bloccava. Alla fine ho rinunciato, convincendomi, che fosse più importante costruirmi un futuro stabile e indipendente.
Questa mostra ha riaperto qualcosa dentro di me dopo anni. Da una parte mi sono sentita felice, con un sorriso pieno, immersa nel racconto dell’audioguida; dall’altra è riaffiorato il senso di fallimento. Da allora non ho più provato una passione così totalizzante per nulla: inizio le cose ma non le porto a termine. Forse non arrivo mai fino in fondo proprio per non rivivere quella sensazione? Come posso riprendere in mano questa passione e integrarla nel mio quotidiano?