"Ogni criminale lascia una traccia di sé sulla scena del crimine e porta via su di sé una traccia dalla scena".
Edmond Locard

RICOMINCIO DA QUI… Sulle tracce di una passione dimenticata. Parte 2.

Iniziamo il percorso espositivo lasciandoci guidare attraverso le sale, ciascuna dedicata a un tema specifico.

Si parte dalle origini, che risalgono agli inizi del ‘900 con Salvatore Ottolenghi, il quale comprese la necessità di redigere schede per l’identificazione dei criminali: quello che oggi chiamiamo casellario giudiziale. Tali schede dovevano contenere una foto frontale e una di profilo, le impronte digitali, le caratteristiche fisiche e psichiche, oltre alla storia giudiziaria e familiare.

Nel 1989 entra in vigore l’art.354 del codice di procedura penale, che stabilisce una serie di protocolli rigidi per guidare le attività di acquisizione e repertamento sulla scena dal crimine. Si parla di “accertamenti urgenti sul luogo del reato, sulle cose e sulle persone”.  Il termine più corretto è però sopralluogo, inteso come rilievo, acquisizione e conservazione delle tracce. Le tracce raccontano una storia: attraverso l’analisi in laboratorio si cerca di rispondere alle domande cosa, quando, come e perché si è verificato l’evento delittuoso, e ove possibile, individuare il soggetto colpevole.

Passiamo ora alle tipologie di tracce che si possono raccogliere.

Impronta digitale in rilievo stampata in 3D.

In una stanza dedicata all’impronta digitale è possibile toccarne una riproduzione ottenuta tramite stampa 3D. L’impronta inizia a formarsi a partire dal sesto mese di vita fetale; è individuale, immutabile e rilevabile fino a un mese dopo la morte.
Quando le dita, con una pressione non eccessiva e di tipo verticale, toccano una superficie, lasciano un segno, ossia l’impronta. Essa è costituita da una patina chiamata ‘essudato’ composta al 98% di acqua e il restante di sostanze grasse. Può essere rilevata in due modalità: mediante l’applicazione di polveri dattiloscopiche idrofile che si legano alla componente acquosa prima evapori completamene, oppure grazie a un reagente che si lega alla sola sostanza grassa, ossia il cianoacrilato. In entrambi i casi si parla di impronte latenti che vengono rese visibili. Una volta individuate, vengono prima fotografate, poi prelevate mediante nastro adesivo trasparente e fissate su un vetrino per una conservazione a lungo termine.
La scienza che studia e analizza le impronte digitali è la dattiloscopia forense. Nella comparazione, per stabilire che due impronte appartengono al medesimo soggetto, è necessario individuare 16/17 punti caratteristici uguali per forma e direzione. La banca dati utilizzata è l’AFIS.

Doppia elica di dna con le basi azotate in evidenza.

Un altro aspetto di grande rilevanza è la genetica forense, che si occupa dello studio del DNA. Una lunga catena a doppia elica unita da quattro basi azotate (adenina, citosina, guanina e timina) combinabili in miliardi di modi. Da queste combinazioni derivano le caratteristiche somatiche di ognuno di noi. E’ possibile ricavare DNA da sangue, sudore, saliva, muco nasale, liquido seminale e capelli.
Soffermiamoci sulla traccia di sangue, che può essere visibile o latente. Si parla di tracce latenti perché il sangue, essendo una sostanza liquida e viscosa, quando aderisce a una superficie è difficile da rimuovere completamente. Un sottile strato, non visibile a occhio nudo, resta.
Attraverso l’utilizzo di un reagente chiamato luminol e della luce ultravioletta, in un ambiente buio è possibile rendere visibile l’invisibile. Il repertamento ai fini della comparazione è possibile solo quando il sangue è visibile, sia fresco sia secco. La comparazione non avviene sull’intera catena del DNA, ma su specifici frammenti in cui sono presenti sequenze ripetute. 
Il sangue ci fornisce un altro tipo di informazione. La BPA (Bloodstain Pattern Analysis), ossia l’analisi delle tracce ematiche, studia forma e dimensione degli schizzi prodotti a seguito dell’impatto. Questi due parametri consentono di determinare l’altezza di caduta, la velocità e l’angolazione. Attraverso calcoli matematici è quindi possibile risalire al punto d’origine dello schizzo e posizionare nello spazio i soggetti coinvolti nel modo più realistico possibile. Una seconda tecnica prevede la simulazione in laboratorio: con l’ausilio di manichini e una sostanza analoga al sangue umano si ricreano i movimenti ipotetici per verificare se la distribuzione di schizzi e macchie corrisponde a quella reale.

Non possiamo tralasciare l’analisi balistica. Armi da fuoco, ogive, bossoli e residui di polvere da sparo forniscono delle informazioni preziose.
Al momento dello sparo, l’ogiva viene proiettata verso il bersaglio, il bossolo viene espulso entro un raggio limitato rispetto al punto d’azione e la polvere da sparo si deposita su tutto ciò che è nell’area circostante. Per estrarre un’ogiva senza deformarla si utilizzano pinze rivestite di cotone. Ogni reperto viene conservato singolarmente in contenitori di cartone. Si analizzano anche le rigature incise dalla canna sull’ogiva al momento dello sparo: le si assegna un codice alfanumerico e lo si registra nella banca dati IBIS. Ogni arma presenta una rigatura unica.
Per verificare la presenza di residui di polvere da sparo si utilizza il test dello stub: una sorta di tampone con una superficie adesiva che viene picchietta sulla zona interessata. Il campione viene sigillato per garantirne l’integrità e analizzato in laboratorio al microscopio elettronico. La presenza di particelle di piombo, bario e antimonio indicano che l’oggetto o la persona si trovavano nel raggio d’azione.

Il percorso si conclude con le moderne tecnologie che permettono una ricostruzione virtuale 3D della scena del crimine. In un primo momento si ricrea l’ambiente mediante fotografie, video e misurazioni. Successivamente si integrano tutti gli elementi raccolti durante l’analisi forense (dati genetici, balistici e dattiloscopici). Infine si introduce la dinamica delle persone coinvolte. Il risultato è un video che consente di rivivere l’evento da qualsivoglia punto di vista.