
NON E’ SEMPLICE PIGRIZIA, E’ APATIA E VUOTO EMOTIVO. Parte 1.
Dopo questa fantastica esperienza torno a casa piena di buoni propositi. Dopo tanto tempo ho sentito che fare qualcosa che mi piace mi fa stare bene, quindi perché non portare questa sensazione nella quotidianità? Inizio a pensare a cosa poter fare, ma nulla smuove la mia curiosità.
Da un po’ di tempo ho la sensazione che il mio cervello sia solo un contenitore passeggero: non riesco ad immagazzinare informazioni. Quando leggo un libro o guardo una serie tv non riesco a seguire quel filo invisibile che collega un capitolo all’altro, una puntata all’altra. Fisicamente sono presente, ma mentalmente non so dove sono. Direi che l’aggettivo ‘spento’ rende bene l’idea dello stato attuale del mio cervello.
Ho sempre desiderato che rallentasse, ma come tutto ciò che mi rappresenta (tutto o niente, bianco o nero) sono passata dal troppo al nulla. Ho trovato un mio equilibrio che sento non essere sano, ma che è sicuro. Da un lato non ne sono contenta e questo mi rende triste; dall’altro, forse, non c’è niente di meglio per me in questa vita. Sono questa: una persona passiva che non crede più nelle proprie capacità e arriva persino a dubitare di averle mai avute. Non so se sia la passività a rendermi apatica o l’apatia a rendermi passiva: un binomio ormai forte. Come si spezza?
Molti possono sostenere che l’apatia sia semplice pigrizia o svogliatezza, ma non c’è nulla di più errato. E’ una condizione emotiva molto più profonda: implica assenza o riduzione di motivazione e interesse, una scarsa risposta agli stimoli esterni, oltre a indifferenza affettiva e minore coinvolgimento sociale. Può avere origine nella depressione, e sul piano cognitivo, le principali difficoltà riscontrate sono:
– difficoltà a prendere decisioni anche semplici;
– incapacità a pianificare o completare attività quotidiane;
– difficoltà a mantenere l’attenzione per periodi prolungati;
– fatica nel cambiare strategia, perché non si sa da dove e come partire.
Ed è esattamente così che mi sento io.
Il mio ‘equilibrio non sano’ consiste in giornate tutte uguali: casa, lavoro e qualche uscita con le amiche. Quando sono a casa ho sempre mille buoni propositi su come riempire i fine settimana – fare le faccende di casa, uscire per una passeggiata, andare per negozi di arredamento (vorrei acquistare un tavolino con delle sedie da mettere in terrazza, per vedere se mi viene più voglia di stare all’aperto anche se resto a casa) – ma la realtà è che passo ore sul divano, con il telefono in mano a scrollare i social senza pensare, oppure a guardare la tv con programmi già visti e rivisti. Senza uno scopo. E così butto via il tempo, che passa inesorabilmente. A volte mi chiedo come faccia a far trascorrere le giornate senza far nulla. Se ci penso razionalmente mi sembra impossibile, ma quando devo descrivere la mia giornata tipo c’è il vuoto totale. Mi sento vuota. Quando tento di relazionarmi con altre persone ho la sensazione di non avere nulla da raccontare e, di conseguenza, nulla da dare. Sono sincera nell’ammettere che una vita così non è degna di essere vissuta: è solo sprecata.
L’unica cosa a cui ogni tanto penso – ma che non mi sono mai decisa a fare – è un po’ di sport. Non ho resistenza né fiato e, soprattutto, non mi muovo da anni. Eppure so che lo sport fa bene al corpo e alla mente: bisognerebbe praticarlo. Apro internet e inizio a cercare corsi vicino a casa, compatibili con la mia routine molto rigida riguardo al sonno. Ma nulla attira davvero la mia curiosità o la mia voglia di fare. Non trovo una motivazione sufficiente per fare qualcosa da sola, non trovo dentro di me quella molla che trasforma il pensiero in azione.
A questo punto provo a chiedere alle mie amiche se possiamo fare qualcosa insieme: forse il fatto di non essere da sola, ma in compagnia di qualcuno che già conosco, può essere un incentivo. Unire lo stare con persone familiari a nuove conoscenze. Per un po’ ha funzionato: con la voglia sotto i piedi sono andata a fare sport, un corso di un paio di mesi. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che ognuna di noi ha i propri ritmi e interessi, e non è facile farli combaciare. Anche solo organizzare una cena o un pomeriggio di chiacchiere diventa complicato. Per certi aspetti si, mi sento sola. Solo che da sola non ce la faccio, avrei bisogno di qualcuno che mi dia una spinta, almeno all’inizio, per prendere l’abitudine. Ma chi?
Ci sono altre due cose a cui penso spesso: incontrare persone che siano – o sono state – nella mia stessa situazione. Raccontarsi e condividere momenti, e magari, prendere da chi è riuscito a fare quel passo che a me manca un po’ di energia positiva e qualche spunto. Identificarmi nell’altro, per fare mio qualcosa che sento di non avere. L’altra è creare qualcosa di mio. Le idee sono diverse e molto varie: questo blog, che non ha ancora una forma né una direzione chiara, scrivere di crimini reali, oppure raccontare di parchi e giardini, unendo immagini ed emozioni personali alla parte teorica che ho studiato.